S.Martino sopra Laces
Domenica Ottobre 02nd 2005, 14:00
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Ritorniamo a parlare della Val Venosta e precisamente di uno dei suoi lati meno conosciuti: S.Martino, località molto particolare sopra Laces.
Laces si trova più o meno a metà della valle e si può raggiungere agevolmente con l’automobile o con la nuova ferrovia della Val Venosta.
Proprio all’inizio del paese provenedo da Merano si trova la funivia che porta da Laces alla località di S.Martino a 1740 metri di quota.
Confesso che salendo a S.Martino mi aspettavo di arrivare ad un piccolo altipiano. In realtà potrei dire che si tratta dell’esatto opposto: pendii ripidissimi a strapiombo sulla valle. Ogni volta che si guarda verso valle si ha la chiara sensazione che cadendo si finirà direttamente sul fondovalle. S.Martino è una località composta da qualche maso e una simpatica chiesetta a picco sulla valle.
Dalla stazione a monte della funivia si possono intraprendere alcune escursioni verso le cime delle montagne che ci sovrastano.
Noi scegliamo di andare a sinistra e di raggiungere la malga Oberkaser che dovrebbe distare poco più di 20 minuti dalla funivia. Mentre con i bambini ci avviamo sulla strada molto comoda e agevole non possiamo fare a meno di apprezzare il panorama e la vista sulle montagne che stanno sull’altro lato della valle. Spiccano l’Orecchia di Lepre e il ghiacciaio del Cevedale e tutte le principali vette dell’Alta Val Venosta. Volgendo lo sguardo verso il basso si possono ammirare i paesi del fondovalle e i caratteristici meleti della Val Venosta.
Percorrendo la strada, si vedono in lontananza alcuni masi di contadini. Confesso che mi domando più volte come si possa vivere in quelle condizioni: per tutta la vita alla disperata ricerca di un metro quadro di terreno piano. La pendenza della montagna in alcuni punti è veramente impressionante, ma ancora più sconvolgente è notare come ogni centimetro quadrato di prato sia stato tagliato: come avranno fatto? Mah.

Raggiungiamo velocemente la malga Oberkaser, dove possiamo rifocillarci un po’. Non si tratta della solita malga superorganizzata, ma di una simpatica famiglia contadina che arrotonda le entrate cucinando alcune specialità per i turisti. Sono pochi i piatti tra i quali scegliere: opto per una minestra d’orzo contadina che si rivela molto saporita e arricchita con fette di Weisswurst e Kaminwurz. Buona direi. Mia moglie opta per un classico omelette ai mirtilli rossi. Porzioni abbondanti e di buona qualità.
I bambini giocano con alcune macchinine che si trovano in una buca nella sabbia lì vicino.
Ad un certo punto le mucche che pascolavano lì vicino decidono di tornare nella stalla e passano attraverso i tavoli improvvisati della malga. Piccolo momento di tensione: non siamo abituati ad un contatto così diretto con gli animali.
Sparite le mucche mi ritrovo tra le mani il freesbee di mio figlio: S.Martino non è certo il posto migliore per giocarci.
Se cercate un luogo dove ritrovare lo spirito dell’agricoltura di montagna vi consiglio S.Martino, ma se cercate un luogo tranquillo dove fare passeggiate con i bambini rivolgete le vostre attenzioni altrove.



Nuova malga di Casnago (Neue Gschnagenhardt-Alm)
Domenica Settembre 04th 2005, 21:14
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Rieccoci nuovamente in uno dei luoghi che apprezziamo maggiormente in Alto Adige: la Val di Funes.
Il punto di partenza della nostra escursione è sempre la Zanser Alm, mentre il nostro punto di arrivo è la nuova malga di Casnago.
Quest’ultima negli ultimi mesi gode di una certa fama, soprattutto presso le famiglie perché sembra offrire una serie di servizi molto orientati a chi sale in montagna con la prole.
Parcheggiata la macchina come al solito al parcheggio della Malga Zannes (3,5 Euro per tutta la giornata) e ci incamminiamo sul sentiero/strada forestale n°34. Il cartello indica che sarà necessaria un’ora e mezza per arrivare alla malga. Al termine il tempo di percorrenza con i bambini sarà più o meno quello.
Si cammina in leggera discesa lungo una vera e propria strada forestale spaziosa e con un buon fondo: molto adatta da percorrere con serenità anche con bambini e con carrozzine e passeggini. La segnaletica è ottima e anche senza una cartina si raggiunge senza problemi la malga.
Dopo il primo tratto in leggera discesa, dopo un ponte sul torrente che scende direttamente dalle Odle, si svolta a sinistra e comincia l’ascesa verso la nostra meta. La salita non è difficile, ma neppure poco impegnativa. Si sale zigzagando in mezzo a bellissimi boschi che lasciano intravedere le meravigliose Odle.
A pochi minuti dalla malga improvvisamente la strada si fa molto più ripida e per circa 10 minuti si fatica per arrivare in cima.
Superata l’ultima impegnativa salita il sentiero si spiana e in un paio di minuti si arriva alla nuova malga di Casnago.
La vista ripaga ampiamente la fatica patita durante l’ascesa. La vista delle Odle in una giornata di sole è semplicemente esaltante. Si possono notare tutti i particolari di quelle che per me rimangono tra le più belle montagna dell’Alto Adige.
Ma oltre al paesaggio, la malga offre molto di più: un vero e proprio parco giochi per bambini e un piccolo minizoo con capre e conigli. I giochi non sono quelli che normalmente nei parchi giochi. Troviamo una vera e propria casetta simile a quelle usate dalle guardie forestali collegata con un ponte sospeso ad un imponente albero dal quale si può scendere su scivoli poco convenzionali. La classica giostrina che gira su stessa, ma con sedili che riproducono animali del bosco e altre cose interessanti.
Se avete fame o volete dissetarvi la malga è molto ben fornita e la qualità dei piatti cucinati è decisamente buona per trovarsi in una malga a 2.046 metri di altitudine. Anzi i cuochi cercano anche di dare un tocco decorativo al piatto. Le pietanze sono quelle solite che si trovano in malga: Omelette ai mirtilli rossi, Kaiserschmarrn, stinco di maiale, würstel, maccheroni alla pastora. Ma accanto a questi si possono anche mangiare funghi con polenta e altri tipi di pasta o riso.
Unico neo sono un po’ i prezzi leggermente sostenuti. Per fare un esempio: le uova con speck e patate arrostite costano 7 euro, mentre nella malga più in basso il prezzo scende a 6 euro. Forse è il prezzo che si deve pagare per una discreta qualità e le possibilità di intrattenimento con i bambini.
Dimenticavo: se volete riposarvi e prendere il sole, potete accodarvi su comodi lettini di legno con vista (sempre incantevole sulle Odle).
Salite alla nuova malga di Casnago in Val di Funes, sarà una gita bellissima in una giornata di sole.



Non solo Portici…
Sabato Settembre 03rd 2005, 21:40
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La via più famosa di Bolzano sono sicuramente i Portici, che tagliano letteralmente in due il centro storico. Oltre che per la loro importanza storico-architettonica i Portici hanno conquistato bolzanini e turisti anche i per i negozi che vi si trovano. Prezzi non proprio convenienti, ma vetrine curate, ambienti arredati in modo impeccabile e merce non facilmente reperibile altrove hanno decretato il successo di questa via. Ora che gli affitti sono alle stelle e i negozi tradizionali hanno lasciato il posto alle grandi catene, i Portici hanno perso il loro appeal.

Passeggiando in centro quest’oggi mi sono trovato a percorrere una parallela dei Portici, Via Dott. Streiter. E’ sempre stata la via “povera” del Centro, troppo lontana da Piazza Walther e oscurata dai negozi dei Portici. Ora invece credo proprio che si possa definire la via più trendy di Bolzano. Guardandomi in giro non ho potuto fare a meno di notare come alcuni dei negozi o locali più interessanti di Bolzano si trovino proprio in via Dott. Streiter. L’Osteria dei Carrettai, mitico locale dove fare uno spuntino in compagnia a buon prezzo. La Casa del Cioccolato, vero e proprio paradiso per gli intenditori. I “Fischbänke” (banchi del pesce) locale all’aperto dove si può degustare un buon vino accanto a piccoli spuntini. Il ristorante ladino di Bolzano, del quale mi sfugge ora il nome. il Filmclub, che negli anni si è trasformato da luogo di ritrovo per pochi cinefili nell’unico multisala di Bolzano.

Se questo non vi basta, scoprite la Bolzano che si cela negli angusti viottoli che collegano via Dr. Streiter ai Portici: bar e altri negozietti si nascondono dietro al prossimo angolo. Guardando la gente che affolla questi locali, si scopre il lato conviviale di Bolzano e la voglia di stare in compagnia dei bolzanini.



Pustertaler Freiheit: la birra pusterese
Venerdì Agosto 19th 2005, 21:42
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L’universo della birra sudtirolese è decisamente in fermento. Accanto alla più famosa Forst e all’emergente Hopfen si sta facendo conoscere anche la Pustertaler Freiheit, letteralmente “libertà pusterese”. Come si può facilmente evincere dal nome, la birra ha una precisa connotazione geografica ed è prodotta con orzo coltivato in Val Pusteria.
Acquistare la Pustertaler Freiheit non è facilissimo e anche in Val Pusteria solo alcuni supermercati la espongono sui propri banconi (noi l’abbiamo trovata a Dobbiaco al supermercato della latteria sociale).
Personalmente trovo la birra molto gradevole, soprattutto se fresca, e accompagna molto bene qualsiasi pasto.
Della Pustertaler Freiheit colpisce anche l’etichetta. Sul sito ufficiale della birra troviamo la descrizione e l’interpretazione del marchio. La riporto perché a mio avviso è molto simpatica, anche se un pelino pomposa:

La „Pustertaler Freiheit“, traduzione letterale „Libertà Pusterese“, una musa del gusto e dei sensi, personificata da una giovane donna sicura di sé e con i piedi per terra, svestita ma non nuda, senza veli e fronzoli che distraggono dall’essenza e dal gusto. Rappresenta l’apertura, la purezza e la qualità, un prodotto prezioso e altamente qualitativo.

Nell’ambito del processo dell’unificazione europea, soprattutto nei giovani si sta creando una nuova consapevolezza europeista. E sono proprio le nuove generazioni che vogliamo rappresentare e a cui ci rivolgiamo con la nostra „Pustertaler Freiheit“.

Il nastro che avvolge la giovane donna, del blu stellato europeo, rappresenta la molteplicità culturale che collega i popoli pur mantenendo intatti l’autonomia e le caratteristiche regionali. È il contributo della Val Pusteria al dialogo tra i popoli per un’Europa libera – per un mondo libero.

BOOM!!! Non male vero? Un motivo in più per degustare una Pustertaler Freiheit!



S.Candido - Lienz: la pista ciclabile per eccellenza
Martedì Agosto 16th 2005, 22:38
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Segnalo il nuovo sito http://dobbiaco-lienz.iellici.com dedicato alla ciclabile Dobbiaco - Lienz.

Ebbene sì, anch’io desidero raccontare la mia esperienza sulla S.Candido - Lienz, la pista ciclabile per eccellenza della provincia di Bolzano. Credo che siano migliaia le persone che nel corso dell’estate percorrono i 47 chilometri che separano Dobbiaco da Lienz. Armata di zaini, panini, seggiolini, berrettini, occhiali da sole ecco la moltitudine di turisti italiani inforcare la bicicletta e lanciarsi convinta lungo la pista ciclabile con l’obiettivo di raggiungere Lienz e dire anch’io ce l’ho fatta.
Lungo i chilometri del percorso ho visto i mezzi più assurdi: carrozzelle per bambini trainate dalla bici di papà, monociclo collegato alla sella del genitore e altre amenità varie. Sarà, ma io sono sempre convinto che il vecchio seggiolino sia ancora il più sicuro.

Ma veniamo alle cose serie e illustriamo il percorso che si snoda lungo la Drava e che come abbiamo detto prima da Dobbiaco conduce a Lienz nel Tirolo Orientale.
Partenza dalla stazione del treno di Dobbiaco di fronte al Grand Hotel Dobbiaco ora divenuto Centro Congressi, scarichiamo le bici dalla macchina. La radio del negozio di noleggio bici che si trova all’interno della stazione ha un volume altissimo, confidiamo nel silenzio dei boschi e dei pascoli che attraversemo. Con noi sono numerosi gli altri ciclisti che si sono alzati abbastanza presto per evitare la massa. Si parte in leggera discesa e lungo la ferrovia si raggiunge abbastanza rapidamente Dobbiaco, dove dopo aver attraversato la zona industriale con gli stabilimenti Senfter e Kaiserwasser, si accede alla pista ciclabile che ci porterà in Austria. Confesso che il tratto tra San Candido e Abfaltersbach (A) è quello che preferisco: si rimane sempre in quota, tra saliscendi in leggera discesa si attraversano prati verdissimi, si possono ammirare castelli e paesini suggestivi. Una volta usciti da S.Candido si marcia convinti e contenti verso Versciaco. Sulla destra il Monte Elmo osserva le nostre pedalate e ci accompagna fino al confine di Prato alla Drava. Penso che uno degli elementi vincenti di questa ciclabile (oltre alla facilità) sia quell’emozione che ti dà l’idea di attraversare il confine in bicicletta e di penetrare per molti chilometri in terra “straniera”.
Dopo qualche micropaesino alpino si arriva ad uno dei centri più importanti: Sillian. Qui la Loacker, che lì produce biscotti, ha pensato bene di mettere in piedi un negozio destinato ai ciclisti. Con grande successo anche!
Se viaggiate con bambini fermatevi un attimo a Sillian al mitico (per i miei figli) Wichtelpark, un parco giochi al limitare del bosco a pochi metri dalla ciclabile. Ampio, con molti giochi interessanti, tra i quali segnalo una mitica pompa d’acqua a mano, che alimenta un sistema di dighe molto appassionante. Non mancano le macchine a pedali e un megascivolo per temerari. Carino veramente.
Da Sillian si prosegue lasciando sulla sinistra un fantastico castello e si scende lungo la Drava fino a Strassen. Da qui si raggiunge il bel paese di Abfaltersbach, dove la discesa comincia a diventare più ripida e veloce. Non dovrete praticamente più pedalare quasi fino a Lienz. La valle si restringe progressivamente e la velocità aumenta. In mezzo a boschi sulla sponda destra della Drava tutto questo scendere diventa quasi noioso . Il mio obiettivo intermedio prima di Lienz è Thal dove si trova un bel lido, ma soprattutto un bellissimo bar dove ho voglia di consumare un meritato gelato. Arriviamo a Thal dopo qualche breve sosta intermedia per sgranchire le gambe (ahi che male il sedere, non sono abituato a restare così a lungo in sella) e ci spariamo immediatamente un ottimo Eiskaffee.
Chissà perché ma quando arriviamo a Thal siamo sempre convinti di essere ormai arrivati a Lienz. Nulla di più sbagliato: mancano ancora 10 chilometri e la pista richiede soprattutto nella parte finale prima dell’abitato di Lienz di pedalare con una certa continuità. Cominciamo ad essere stufi, ma la meta è vicina. Guarda quei polli della scuola di Kayak di Lienz …. Ma allora siamo proprio vicini! Ecco in fondo alla discesa lo striscione che saluta i “temerari” che sono riusciti a compiere l’impresa. Foto ricordo. Dov’è la stazione? Rifarsi 47 chilometri in salita non è proprio il massimo. E ecco allora sfrecciare decine di ciclisti italiani lungo le vie di Lienz seguendo i piccoli cartelli che indicano il centro e la stazione. Caspita che traffico a Lienz! Per fortuna che ci sono le ciclabili ….

Ecco i treni ed ecco la stazione. Quando parte il prossimo treno? Pianifichiamo una breve visita alla cittadina, ma attenzione dobbiamo fare presto il biglietto perché poi c’è ressa.
Lienz non è grandissima, almeno il suo centro storico. In fondo tutto si concentra su 1 - 2 piazze e sulla strada che le unisce. In ogni caso la cittadina è molto vivace e brulica di turisti italiani alla ricerca del souvenir trofeo da mostrare ad amici e parenti. Carina la cittadina e se avete tempo fate un salto anche al castello, facilmente raggiungibile in bicicletta.
Uno sguardo all’orologio e di corsa fino alla stazione a fare il biglietto e a cercare un posto strategico per caricare in fretta la bici. Eh sì, perché si assiste ad un vero e proprio assalto al treno che ci riporta a S.Candido. Pochi minuti dopo l’arrivo del treno i posti sono quasi tutti occupati e nessuno ha voglia di farsi 45 minuti di viaggio in piedi.
Dal finestrino si può vedere la ciclabile e immancabilmente si commentano le pedalate, le sbuffate, gli inconvenienti di qualche ora prima. I bambini quasi urlanti raccontano di quella curva dove hanno frenato e quasi stavano uscendo, di quella discesa dove hanno mollato i freni. Un bel momento di vita famigliare. Il treno risale velocemente, si riattraversa il confine e si arriva a S.Candido. Ed ecco il momento più triste di tutto il viaggio: la riconquista delle biciclette. I viaggiatori sono costretti ad arrampicarsi sul vagone biciclette, cercare la/le propria/e e cercare di scaricarle. Una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi.
Superato anche questo ostacolo, si salta di nuovo in sella per ritornare a Dobbiaco. Contenti.



Lettnerhof a Monguelfo
Giovedì Agosto 11th 2005, 21:19
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Nel mio vagabondare lungo le strade della Provincia di Bolzano ho sempre considerato Monguelfo (Welsberg) come un luogo minore senza nulla di particolarmente interessante. Per puro caso lo scorso anno ho soggiornato con la famiglia una settimana al maso Lettnerhof e sono rimasto affascinato dal luogo, tanto che anche quest’anno vi ho trascorso una settimana.
Il maso Lettnerhof non si trova nell’abitato di Monguelfo, ma leggermente fuori, sul pendio della montagna opposto a quello che si percorre per raggiungere la Val Casies. Bisogna imboccare la stradina per Novale e all’altezza di un ponticello imboccare sulla sinistra una strada sterrata che in ripida salita conduce al maso e ad altre case sparse sul costone della montagna.
Molti anni fa il maso era la stazione a monte di uno skilift che partiva da Monguelfo. Ora lo skilift non esiste più e per chi risiede nel maso è possibile godere di una vista spettacolare sul fondovalle e le montagne circostanti. Il verde dei prati, la nebbiolina del mattino e i raggi del sole che illuminano i pascoli: semplicemente entusiasmante!
Il maso è stato ampliato e rinnovato di recente. Le camere sono spaziose, molte accoglienti e pulite.
Se vi siete decisi per il servizio di mezza pensione alla sera potete apprezzare la cucina del proprietario. La qualità è buona con punte di assoluto valore: ricordo in particolare un ottimo risotto ai funghi porcini e ai finferli.
Se avete dei bambini il maso Lettnerhof fa sicuramente per voi. Non esiste il traffico e i bambini possono giocare liberamente sul prato, correre in mezzo alle galline, osservare i conigli e i tacchini. Alla sera poi Lego e vari giochi di società.
Un consiglio convinto: se volete andare in Val Pusteria, andate al maso Lettnerhof di Monguelfo!



Un viaggio sulla ferrovia della val Venosta
Martedì Luglio 26th 2005, 22:21
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Credo che la novità più grande per i turisti che arrivano in provincia di Bolzano sia la nuova ferrovia della Val Venosta. Un po’ perché è raro sentire che viene inaugurata una nuova ferrovia, un po’ perché effettivamente il treno è molto bello, il nuovo treno della Venosta ha catalizzato l’attenzione di moltissimi cittadini e appassionati.
Anch’io ho viaggiato sul treno e desidero raccontare brevemente la mia esperienza. Segnalo che il mio viaggio è datato fine maggio e alcune cose sono nel frattempo cambiate.
Salgo con moglie e figli alla stazione di Merano sul vagone in parte destinato al trasporto bici e ci sediamo sugli ultimi 4 posti ancora liberi. Una delle idee fondanti della ferrovia della Val venosta è l’accoppiata treno + bici, sull’onda del successo del treno Lienz - S.Candido delle ferrovie austriache. Il problema è purtroppo che i ciclisti sono tantissimi e lo spazio limitato. Risultato: vagone strapieno di bici e persone stipate come sardine. Per fortuna ora è stato posto un limite a 15 bici sul treno in modo da garantire un viaggio dignitoso. In futuro circolerà un vagone ad hoc per il trasporto bici.
Il treno è comunque molto bello: sedili comodi con presa elettrica per collegare notebook o altre apparecchiature elettroniche, aria condizionata e vetri molto ampi che permettono una vista molto piacevole del panorama.
Il motore del treno è in posizione centrale ed è molto silenzioso. Dialogare con gli amici è quindi molto piacevole ed avviene su di un volume di voce normale.
Le stazioni storiche della ferrovia sono state quasi tutte restaurate e presso alcune di esse (ad es. a Malles) è possibile noleggiare anche delle biciclette. Per girare sul treno della val venosta s i possono usare le carte valore del sistema di trasporto integrato della provincia di Bolzano.
In linea di principio le stazioni sono a dimensione di disabile con i marciapiede a livello dell’ingresso del treno: sui giornali è apparsa tuttavia la lamentela di una persona disabile che non riusciva ad entrare nel treno perché lo spazio tra il marciapiede e il treno era troppo grande e quindi la carrozzina si è incastrata.

A mio avviso se desiderate visitare la Val Venosta potete acquistare un biglietto giornaliero che vi consente di visitare tutti i paesi utilizzando il treno. Un modo molto ecologico e simpatico per imparare a conoscere una valle troppo spesso sottovalutata. E se volete ora potete raggiungere comodamente anche la Svizzera. Dalla stazione di Malles Venosta partono infatti i bus per Zernez in Engadina. Da lì, St. Moritz è veramente a un tiro di schioppo.
Per maggiori informazioni vi invito a consultare il sito www.ferroviavalvenosta.it



Elogio del Bratwurst
Sabato Luglio 16th 2005, 22:08
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Riporto un vecchio post che avevo inserito in un vecchio blog tempo fa:

Su un quotidiano locale di Bolzano è apparsa un’intervista a Raspelli, che si è espresso in termini molto lusinghieri sulla qualità della ristorazione altoatesina. Affermazione con la quale concordo pienamente. Non so se però Raspelli parlerà mai nei suoi servizi di uno degli aspetti più curiosi della ristorazione altoatesina: il Würstlstand. Lungo le strade che percorrono la provincia di Bolzano non è raro vedere roulotte e piccole baitelle destinate alla vendita di bratwurst e cotolette. Ebbene sì, esiste anche il fast food made in Südtirol, la vera alternativa a McDonalds (anche perché in Alto Adige non ce ne sono). Il Würstlstand si trova solitamente lungo le strade di lunga percorrenza o all’interno delle città o dei paesi più grandi. Sono quindi posizionati in luoghi assolutamente brutti ad alto tasso di inquinamento (a parte i fortunati chioschi situati nei centri storici), sono scomodi e d’inverno fa abbastanza freddo, dato che sono solitamente sprovvisti di locale coperto attiguo. Leggendo queste righe vi starete chiedendo perché vado decantando questo aspetto poco cartolinesco della ristorazione altoatesina. Vi rispondo immediatamente: si mangiano mitici bratwurst e sono parte della cultura della provincia di Bolzano. In certi casi sono entrati a far parte di veri e propri riti giovanili. Uno dei Würstlstand più famosi della conca di Bolzano si trova nei pressi della funivia del Colle a Bolzano. Per decenni era proprio lungo la statale del Brennero, una roulotte in una piazzola non asfaltata. Per qualche misteriosa ragione la strana gioventù bolzanina e dei dintorni di ritorno dalla discoteca alle 4 del mattino si fermava per mangiare un bratwurst con patatine prima di andare a nanna (vi lascio immaginare gli incubi…). A causa di lavori sulla statale il chiosco si è spostato a fianco della funivia del Colle e continua ad essere meta di pellegrinaggi notturni. Lì si mangia un bratwurst veramente ottimo, tanto che il fornitore è segreto. Ma che cos’è il bratwurst? E’ una salsiccia, ma non come quelle trentine o mantovane, cotta sulla piastra e servita solitamente con pane e senape. Può essere veramente ottima. Una variante molto famosa è quella del Currywurst: bratwurst tagliato a fettine ricoperto di salsa al curry. Una vera delizia per chi ha uno stomaco di ferro. I bratwurst sono di origine germanica come anche il currywurst, ma in Alto Adige sono molto diffusi. Se salite con l’automobile da queste parti fateci caso: ogni tanto troverete piccole baitelle, ma più spesso roulotte pronte a rifocillare velocemente il viandante affamato. Il bratwurst differisce radicalmente dal tradizionale würstel rosa (ad esempio il Meraner o il Frankfurter), che viene invece bollito. Secondo me il bratwurst è decisamente superiore per gusto. Ah dimenticavo, in qualsiasi festa campestre estiva troverete sempre qualcuno che cuoce bratwurst. Un consiglio: prendetelo, sarà come ingoiare un pezzo di cultura teutonica. Esiste una variante del bratwurst che si chiama Weisswurst, con un gusto decisamente più delicato, ma secondo me alla lunga più nauseante del bratwurst.
In conclusione se avete fame, vi trovate in automobile in Alto Adige calatevi nelle usanze del posto, fermatevi al baracchino e con orgoglio ordinate un “Bratwurst mit Senf” (un bratwurst con senape). Mangerete un pezzo di Alto Adige.



Il Corno del Renon (Rittnerhorn)
Sabato Luglio 16th 2005, 22:02
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Credo che uno dei luoghi più affascinanti e al contempo meno valorizzati della provincia di Bolzano sia il Corno del Renon. In linea di principio arrivare in cima a questa montagna è estremamente facile dato che si può salire anche in ovovia fino quasi in vetta. Il panorama che si gode in quota è semplicemente fantastico: praticamente tutte le cime principali della provincia di Bolzano sono a portata di sguardo. C’è solo l’imbarazzo della scelta. La vista sulle Odle, lo Sciliar, il Rosengarten, il Latemar in una giornata limpida lascia l’escursionista semplicemente a bocca aperta.

Per quanto riguarda la ristorazione non mancano certo le opportunità visto che in cima si trova il rifugio omonimo, mentre circa 200 metri più sotto si trovano ben 2 malghe una vicina all’altra e presso la stazione a monte dell’ovovia si trova un altro ristorante.

Sembrerebbe il posto migliore dove fare un’escursione, eppure la mia sensazione è che il turista sia attratto da altre mete e che siano soprattutto gli indigeni a considerare il Corno del Renon una meta degna di un’escursione.

Maggiori informazioni:
Funivia del Corno del Renon
Associazione turistica Altipiano del Renon



Val di Vizze
Mercoledì Luglio 13th 2005, 21:52
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La Val di Vizze (Pfitschtal) è sicuramente una delle valli che amo maggiormente della provincia di Bolzano. Il periodo più bello per visitare la valle è l’inverno, quando una bellissima pista di fondo permette all’escursionista di salire da Caminata fino a S.Giacomo. Una natura veramente selvaggia e incontaminata fa da contorno ad un binario che attraversa boschi e prati, passa accanto a fienili e ruscelli. Veramente bello anche quando il freddo è pungente.
In estate si possono fare delle escursioni in fondovalle: partendo da S.Giacomo ad esempio si segue la strada forestale che percorre la valle e in assoluto relax, anche con bambini piccoli si possono fare delle bellissime escursioni. Non mancano mucche al pascolo e oche da guardia (ferocissime!). La quiete e la tranquillità dominano anche nella cosiddetta alta stagione: non si trova la ressa che caratterizza altre valli alpine. Se invece si desidera fare qualche escursione più impegnativa si può salire al Passo Vizze (confine con l’Austria) con la macchina e da lì raggiungere le cime vicine. La meta più ambita è sicuramente il Gran Pilastro., riservato però a veri e propri scalatori.
La ricettività in valle è abbastanza buona con alberghi e 1-2 ristoranti. Ogni volta che torno in Val di Vizze mi sorprende sempre la tranquillità e ruralità del luogo: Vipiteno è molto vicino, ma in realtà sembra lontanissimo.
Consigliata a chi ama la tranquillità e la natura.
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