Val Martello e rifugio Nino Corsi
Sabato Settembre 02nd 2006, 18:51
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Dopo quasi un decennio ritorno in Val Martello. Questa volta con moglie e figli. Un po’ per caso e un po’ per scelta. Traffico molto sostenuto sulla statale della Val Venosta, saltiamo la coda subito dopo Naturno optando per alcune stradine di campagna, ma all’altezza di Coldrano ne ho abbastanza. Freccia a sinistra e imbocchiamo l’ultima deviazione per la Val Martello. Ritorniamo verso Laces per un paio di chilometri e poi imbocchiamo la strada che porta verso una delle valli più selvagge della provincia di Bolzano.
Pochi minuti e siamo fuori dell’abitato di Morter, sulla sinistra le rovine di un antico castello salutano il viaggiatore all’imbocco della valle. La strada si insinua tra le montagne strette, ma dopo poco la valle si allarga un poco. Si incontrano i primi masi e dopo poco raggiungiamo le prime case del centro principale : Martello. Qua e là lungo la strada si vedono piante di fragole o di altri frutti di bosco. Proprio all’inizio delle case di Martello, sulla sinistra per chi sale, segnalo la cooperativa dei coltivatori di piccoli frutti della valle. La cooperativa dispone anche di un negozio al dettaglio aperto anche al sabato pomeriggio. Consiglio caloroso: fermatevi e acquistate un cestino di fragole, lamponi o ribes. La qualità è ottima e ne vale proprio la pena.
Superato il comune di Martello proseguiamo lungo la strada della valle per raggiungere il parcheggio in fondo alla valle presso l’albergo Genziana e l’ex albergo Paradiso. Il percorso è lungo e tortuoso: in due punti la strada si inerpica con una serpentina ardita per superare dei veri e propri muri: 8-10 tornanti in sequenza stimolano le qualità di pilota di chi si trova al volante. Si sale sempre più e la strada si restringe. Giunti quasi in fondo alla valle notiamo dei contadini che oggi 2 settembre raccolgono fragole. Siamo sui 1.600 - 1.800 metri di altitudine. Siamo tutti sorpresi. Fragole a settembre?
Prima dell’ultima erta la strada costeggia il lago artificiale di Gioveretto. Il colore dell’acqua è blu tendente all’azzurro. Bello. Ultima serie di tornanti e lasciamo la macchina al parcheggio posto alla fine della strada. Il parcheggio è a pagamento: la tariffa giornaliera è di 3 Euro, ma esistono anche tariffe orarie. 5 ore di sosta costano 1,50 Euro.
Dal parcheggio si intravedono le montagne ormai innevate che annunciano il ghiacciaio del Cevedale. Come circa un decennio fa rimango scioccato per la struttura architettonica dell’ex hotel Paradiso. Una costruzione di almeno 7-8 piani (non li ho contati) che richiama la linea di un albergo della riviera romagnola a pochi metri da un ghiacciaio immerso in un contesto naturale selvaggio e unico. Nella mente scorre la parola ecomostro. Scopro più tardi che fu eretto in era fascista.
Altro elemento di shock è il baracchino dei wuerstel che sorge proprio all’inizio del sentiero che ci porterà al rifugio Nino Corsi. Una scelta pazzesca di wuerstel a quasi 2000 metri di quota. Pazzesco, a Bolzano non ho visto niente di simile.
Imbocchiamo il sentiero che ci porterà al rifugio Nino Corsi in circa 40 minuti di cammino. Il sentiero alterna tratti in leggera salita a strappi impegnativi. La prole sembra reagire abbastanza bene anche se il piccolino ogni tanto si lamenta. La zona è molto interessante sotto il profilo geologico, tanto che è stato creato un vero e proprio percorso che permette di approfondire i diversi aspetti geologici di questa zona al margine di un ghiacciaio. La temperatura oggi è nuovamente elevata e la neve caduta nei giorni precedenti si scioglie. I ruscelli sono numerosi e ricchi d’acqua. Come previsto dopo circa 30-40 minuti arriviamo al rifugio Nino Corsi dove ci fermiamo. Temo che i bambini siano troppo stanchi per affrontare lo strappo finale che ci porterebbe in una spianata dove potremmo ammirare il Cevedale. Ma anche dal Rifugio Nino Corsi il panorama non è affatto male. Sulla destra si vede il massiccio del Madriccio e guardando all’indietro si può ammirare dall’alto il lago di Gioveretto con il suo blu intenso. Le montagne attorno non sono le Dolomiti, ma trasmettono lo stesso quel fascino della montagna che ti farebbe ammirare senza fiatare per ore il panorama.
Consumiamo qualcosa al rifugio. Il menu offre i soliti piatti classici delle montagne della provincia di Bolzano con qualche variante. Prezzi un po’ sostenuti, ma buona qualità.
Prima di concludere una piccola divagazione storica. A fianco del rifugio si trova una piccola chiesetta che ricorda i morti della prima guerra mondiale. A pochi metri correva il fronte. Vicino al rifugio vi sono alcune costruzioni erette proprio durante la prima guerra mondiale.
Se state cercando la montagna un po’ rude, non molto turistica, lontano dalla massa e ancora suggestiva la Val Martello fa per voi