Pustertaler Freiheit: la birra pusterese
Venerdì Agosto 19th 2005, 21:42
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L’universo della birra sudtirolese è decisamente in fermento. Accanto alla più famosa Forst e all’emergente Hopfen si sta facendo conoscere anche la Pustertaler Freiheit, letteralmente “libertà pusterese”. Come si può facilmente evincere dal nome, la birra ha una precisa connotazione geografica ed è prodotta con orzo coltivato in Val Pusteria.
Acquistare la Pustertaler Freiheit non è facilissimo e anche in Val Pusteria solo alcuni supermercati la espongono sui propri banconi (noi l’abbiamo trovata a Dobbiaco al supermercato della latteria sociale).
Personalmente trovo la birra molto gradevole, soprattutto se fresca, e accompagna molto bene qualsiasi pasto.
Della Pustertaler Freiheit colpisce anche l’etichetta. Sul sito ufficiale della birra troviamo la descrizione e l’interpretazione del marchio. La riporto perché a mio avviso è molto simpatica, anche se un pelino pomposa:
La „Pustertaler Freiheit“, traduzione letterale „Libertà Pusterese“, una musa del gusto e dei sensi, personificata da una giovane donna sicura di sé e con i piedi per terra, svestita ma non nuda, senza veli e fronzoli che distraggono dall’essenza e dal gusto. Rappresenta l’apertura, la purezza e la qualità, un prodotto prezioso e altamente qualitativo.
Nell’ambito del processo dell’unificazione europea, soprattutto nei giovani si sta creando una nuova consapevolezza europeista. E sono proprio le nuove generazioni che vogliamo rappresentare e a cui ci rivolgiamo con la nostra „Pustertaler Freiheit“.
Il nastro che avvolge la giovane donna, del blu stellato europeo, rappresenta la molteplicità culturale che collega i popoli pur mantenendo intatti l’autonomia e le caratteristiche regionali. È il contributo della Val Pusteria al dialogo tra i popoli per un’Europa libera – per un mondo libero.
BOOM!!! Non male vero? Un motivo in più per degustare una Pustertaler Freiheit!
S.Candido - Lienz: la pista ciclabile per eccellenza
Martedì Agosto 16th 2005, 22:38
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Segnalo il nuovo sito http://dobbiaco-lienz.iellici.com dedicato alla ciclabile Dobbiaco - Lienz.
Ebbene sì, anch’io desidero raccontare la mia esperienza sulla S.Candido - Lienz, la pista ciclabile per eccellenza della provincia di Bolzano. Credo che siano migliaia le persone che nel corso dell’estate percorrono i 47 chilometri che separano Dobbiaco da Lienz. Armata di zaini, panini, seggiolini, berrettini, occhiali da sole ecco la moltitudine di turisti italiani inforcare la bicicletta e lanciarsi convinta lungo la pista ciclabile con l’obiettivo di raggiungere Lienz e dire anch’io ce l’ho fatta.
Lungo i chilometri del percorso ho visto i mezzi più assurdi: carrozzelle per bambini trainate dalla bici di papà, monociclo collegato alla sella del genitore e altre amenità varie. Sarà, ma io sono sempre convinto che il vecchio seggiolino sia ancora il più sicuro.
Ma veniamo alle cose serie e illustriamo il percorso che si snoda lungo la Drava e che come abbiamo detto prima da Dobbiaco conduce a Lienz nel Tirolo Orientale.
Partenza dalla stazione del treno di Dobbiaco di fronte al Grand Hotel Dobbiaco ora divenuto Centro Congressi, scarichiamo le bici dalla macchina. La radio del negozio di noleggio bici che si trova all’interno della stazione ha un volume altissimo, confidiamo nel silenzio dei boschi e dei pascoli che attraversemo. Con noi sono numerosi gli altri ciclisti che si sono alzati abbastanza presto per evitare la massa. Si parte in leggera discesa e lungo la ferrovia si raggiunge abbastanza rapidamente Dobbiaco, dove dopo aver attraversato la zona industriale con gli stabilimenti Senfter e Kaiserwasser, si accede alla pista ciclabile che ci porterà in Austria. Confesso che il tratto tra San Candido e Abfaltersbach (A) è quello che preferisco: si rimane sempre in quota, tra saliscendi in leggera discesa si attraversano prati verdissimi, si possono ammirare castelli e paesini suggestivi. Una volta usciti da S.Candido si marcia convinti e contenti verso Versciaco. Sulla destra il Monte Elmo osserva le nostre pedalate e ci accompagna fino al confine di Prato alla Drava. Penso che uno degli elementi vincenti di questa ciclabile (oltre alla facilità) sia quell’emozione che ti dà l’idea di attraversare il confine in bicicletta e di penetrare per molti chilometri in terra “straniera”.
Dopo qualche micropaesino alpino si arriva ad uno dei centri più importanti: Sillian. Qui la Loacker, che lì produce biscotti, ha pensato bene di mettere in piedi un negozio destinato ai ciclisti. Con grande successo anche!
Se viaggiate con bambini fermatevi un attimo a Sillian al mitico (per i miei figli) Wichtelpark, un parco giochi al limitare del bosco a pochi metri dalla ciclabile. Ampio, con molti giochi interessanti, tra i quali segnalo una mitica pompa d’acqua a mano, che alimenta un sistema di dighe molto appassionante. Non mancano le macchine a pedali e un megascivolo per temerari. Carino veramente.
Da Sillian si prosegue lasciando sulla sinistra un fantastico castello e si scende lungo la Drava fino a Strassen. Da qui si raggiunge il bel paese di Abfaltersbach, dove la discesa comincia a diventare più ripida e veloce. Non dovrete praticamente più pedalare quasi fino a Lienz. La valle si restringe progressivamente e la velocità aumenta. In mezzo a boschi sulla sponda destra della Drava tutto questo scendere diventa quasi noioso . Il mio obiettivo intermedio prima di Lienz è Thal dove si trova un bel lido, ma soprattutto un bellissimo bar dove ho voglia di consumare un meritato gelato. Arriviamo a Thal dopo qualche breve sosta intermedia per sgranchire le gambe (ahi che male il sedere, non sono abituato a restare così a lungo in sella) e ci spariamo immediatamente un ottimo Eiskaffee.
Chissà perché ma quando arriviamo a Thal siamo sempre convinti di essere ormai arrivati a Lienz. Nulla di più sbagliato: mancano ancora 10 chilometri e la pista richiede soprattutto nella parte finale prima dell’abitato di Lienz di pedalare con una certa continuità. Cominciamo ad essere stufi, ma la meta è vicina. Guarda quei polli della scuola di Kayak di Lienz …. Ma allora siamo proprio vicini! Ecco in fondo alla discesa lo striscione che saluta i “temerari” che sono riusciti a compiere l’impresa. Foto ricordo. Dov’è la stazione? Rifarsi 47 chilometri in salita non è proprio il massimo. E ecco allora sfrecciare decine di ciclisti italiani lungo le vie di Lienz seguendo i piccoli cartelli che indicano il centro e la stazione. Caspita che traffico a Lienz! Per fortuna che ci sono le ciclabili ….
Ecco i treni ed ecco la stazione. Quando parte il prossimo treno? Pianifichiamo una breve visita alla cittadina, ma attenzione dobbiamo fare presto il biglietto perché poi c’è ressa.
Lienz non è grandissima, almeno il suo centro storico. In fondo tutto si concentra su 1 - 2 piazze e sulla strada che le unisce. In ogni caso la cittadina è molto vivace e brulica di turisti italiani alla ricerca del souvenir trofeo da mostrare ad amici e parenti. Carina la cittadina e se avete tempo fate un salto anche al castello, facilmente raggiungibile in bicicletta.
Uno sguardo all’orologio e di corsa fino alla stazione a fare il biglietto e a cercare un posto strategico per caricare in fretta la bici. Eh sì, perché si assiste ad un vero e proprio assalto al treno che ci riporta a S.Candido. Pochi minuti dopo l’arrivo del treno i posti sono quasi tutti occupati e nessuno ha voglia di farsi 45 minuti di viaggio in piedi.
Dal finestrino si può vedere la ciclabile e immancabilmente si commentano le pedalate, le sbuffate, gli inconvenienti di qualche ora prima. I bambini quasi urlanti raccontano di quella curva dove hanno frenato e quasi stavano uscendo, di quella discesa dove hanno mollato i freni. Un bel momento di vita famigliare. Il treno risale velocemente, si riattraversa il confine e si arriva a S.Candido. Ed ecco il momento più triste di tutto il viaggio: la riconquista delle biciclette. I viaggiatori sono costretti ad arrampicarsi sul vagone biciclette, cercare la/le propria/e e cercare di scaricarle. Una vera e propria battaglia senza esclusione di colpi.
Superato anche questo ostacolo, si salta di nuovo in sella per ritornare a Dobbiaco. Contenti.
Lettnerhof a Monguelfo
Giovedì Agosto 11th 2005, 21:19
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Nel mio vagabondare lungo le strade della Provincia di Bolzano ho sempre considerato Monguelfo (Welsberg) come un luogo minore senza nulla di particolarmente interessante. Per puro caso lo scorso anno ho soggiornato con la famiglia una settimana al maso Lettnerhof e sono rimasto affascinato dal luogo, tanto che anche quest’anno vi ho trascorso una settimana.
Il maso Lettnerhof non si trova nell’abitato di Monguelfo, ma leggermente fuori, sul pendio della montagna opposto a quello che si percorre per raggiungere la Val Casies. Bisogna imboccare la stradina per Novale e all’altezza di un ponticello imboccare sulla sinistra una strada sterrata che in ripida salita conduce al maso e ad altre case sparse sul costone della montagna.
Molti anni fa il maso era la stazione a monte di uno skilift che partiva da Monguelfo. Ora lo skilift non esiste più e per chi risiede nel maso è possibile godere di una vista spettacolare sul fondovalle e le montagne circostanti. Il verde dei prati, la nebbiolina del mattino e i raggi del sole che illuminano i pascoli: semplicemente entusiasmante!
Il maso è stato ampliato e rinnovato di recente. Le camere sono spaziose, molte accoglienti e pulite.
Se vi siete decisi per il servizio di mezza pensione alla sera potete apprezzare la cucina del proprietario. La qualità è buona con punte di assoluto valore: ricordo in particolare un ottimo risotto ai funghi porcini e ai finferli.
Se avete dei bambini il maso Lettnerhof fa sicuramente per voi. Non esiste il traffico e i bambini possono giocare liberamente sul prato, correre in mezzo alle galline, osservare i conigli e i tacchini. Alla sera poi Lego e vari giochi di società.
Un consiglio convinto: se volete andare in Val Pusteria, andate al maso Lettnerhof di Monguelfo!