Un viaggio sulla ferrovia della val Venosta
Martedì Luglio 26th 2005, 22:21
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Credo che la novità più grande per i turisti che arrivano in provincia di Bolzano sia la nuova ferrovia della Val Venosta. Un po’ perché è raro sentire che viene inaugurata una nuova ferrovia, un po’ perché effettivamente il treno è molto bello, il nuovo treno della Venosta ha catalizzato l’attenzione di moltissimi cittadini e appassionati.
Anch’io ho viaggiato sul treno e desidero raccontare brevemente la mia esperienza. Segnalo che il mio viaggio è datato fine maggio e alcune cose sono nel frattempo cambiate.
Salgo con moglie e figli alla stazione di Merano sul vagone in parte destinato al trasporto bici e ci sediamo sugli ultimi 4 posti ancora liberi. Una delle idee fondanti della ferrovia della Val venosta è l’accoppiata treno + bici, sull’onda del successo del treno Lienz - S.Candido delle ferrovie austriache. Il problema è purtroppo che i ciclisti sono tantissimi e lo spazio limitato. Risultato: vagone strapieno di bici e persone stipate come sardine. Per fortuna ora è stato posto un limite a 15 bici sul treno in modo da garantire un viaggio dignitoso. In futuro circolerà un vagone ad hoc per il trasporto bici.
Il treno è comunque molto bello: sedili comodi con presa elettrica per collegare notebook o altre apparecchiature elettroniche, aria condizionata e vetri molto ampi che permettono una vista molto piacevole del panorama.
Il motore del treno è in posizione centrale ed è molto silenzioso. Dialogare con gli amici è quindi molto piacevole ed avviene su di un volume di voce normale.
Le stazioni storiche della ferrovia sono state quasi tutte restaurate e presso alcune di esse (ad es. a Malles) è possibile noleggiare anche delle biciclette. Per girare sul treno della val venosta s i possono usare le carte valore del sistema di trasporto integrato della provincia di Bolzano.
In linea di principio le stazioni sono a dimensione di disabile con i marciapiede a livello dell’ingresso del treno: sui giornali è apparsa tuttavia la lamentela di una persona disabile che non riusciva ad entrare nel treno perché lo spazio tra il marciapiede e il treno era troppo grande e quindi la carrozzina si è incastrata.
A mio avviso se desiderate visitare la Val Venosta potete acquistare un biglietto giornaliero che vi consente di visitare tutti i paesi utilizzando il treno. Un modo molto ecologico e simpatico per imparare a conoscere una valle troppo spesso sottovalutata. E se volete ora potete raggiungere comodamente anche la Svizzera. Dalla stazione di Malles Venosta partono infatti i bus per Zernez in Engadina. Da lì, St. Moritz è veramente a un tiro di schioppo.
Per maggiori informazioni vi invito a consultare il sito www.ferroviavalvenosta.it
Elogio del Bratwurst
Sabato Luglio 16th 2005, 22:08
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Riporto un vecchio post che avevo inserito in un vecchio blog tempo fa:
Su un quotidiano locale di Bolzano è apparsa un’intervista a Raspelli, che si è espresso in termini molto lusinghieri sulla qualità della ristorazione altoatesina. Affermazione con la quale concordo pienamente. Non so se però Raspelli parlerà mai nei suoi servizi di uno degli aspetti più curiosi della ristorazione altoatesina: il Würstlstand. Lungo le strade che percorrono la provincia di Bolzano non è raro vedere roulotte e piccole baitelle destinate alla vendita di bratwurst e cotolette. Ebbene sì, esiste anche il fast food made in Südtirol, la vera alternativa a McDonalds (anche perché in Alto Adige non ce ne sono). Il Würstlstand si trova solitamente lungo le strade di lunga percorrenza o all’interno delle città o dei paesi più grandi. Sono quindi posizionati in luoghi assolutamente brutti ad alto tasso di inquinamento (a parte i fortunati chioschi situati nei centri storici), sono scomodi e d’inverno fa abbastanza freddo, dato che sono solitamente sprovvisti di locale coperto attiguo. Leggendo queste righe vi starete chiedendo perché vado decantando questo aspetto poco cartolinesco della ristorazione altoatesina. Vi rispondo immediatamente: si mangiano mitici bratwurst e sono parte della cultura della provincia di Bolzano. In certi casi sono entrati a far parte di veri e propri riti giovanili. Uno dei Würstlstand più famosi della conca di Bolzano si trova nei pressi della funivia del Colle a Bolzano. Per decenni era proprio lungo la statale del Brennero, una roulotte in una piazzola non asfaltata. Per qualche misteriosa ragione la strana gioventù bolzanina e dei dintorni di ritorno dalla discoteca alle 4 del mattino si fermava per mangiare un bratwurst con patatine prima di andare a nanna (vi lascio immaginare gli incubi…). A causa di lavori sulla statale il chiosco si è spostato a fianco della funivia del Colle e continua ad essere meta di pellegrinaggi notturni. Lì si mangia un bratwurst veramente ottimo, tanto che il fornitore è segreto. Ma che cos’è il bratwurst? E’ una salsiccia, ma non come quelle trentine o mantovane, cotta sulla piastra e servita solitamente con pane e senape. Può essere veramente ottima. Una variante molto famosa è quella del Currywurst: bratwurst tagliato a fettine ricoperto di salsa al curry. Una vera delizia per chi ha uno stomaco di ferro. I bratwurst sono di origine germanica come anche il currywurst, ma in Alto Adige sono molto diffusi. Se salite con l’automobile da queste parti fateci caso: ogni tanto troverete piccole baitelle, ma più spesso roulotte pronte a rifocillare velocemente il viandante affamato. Il bratwurst differisce radicalmente dal tradizionale würstel rosa (ad esempio il Meraner o il Frankfurter), che viene invece bollito. Secondo me il bratwurst è decisamente superiore per gusto. Ah dimenticavo, in qualsiasi festa campestre estiva troverete sempre qualcuno che cuoce bratwurst. Un consiglio: prendetelo, sarà come ingoiare un pezzo di cultura teutonica. Esiste una variante del bratwurst che si chiama Weisswurst, con un gusto decisamente più delicato, ma secondo me alla lunga più nauseante del bratwurst.
In conclusione se avete fame, vi trovate in automobile in Alto Adige calatevi nelle usanze del posto, fermatevi al baracchino e con orgoglio ordinate un “Bratwurst mit Senf” (un bratwurst con senape). Mangerete un pezzo di Alto Adige.
Il Corno del Renon (Rittnerhorn)
Sabato Luglio 16th 2005, 22:02
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Credo che uno dei luoghi più affascinanti e al contempo meno valorizzati della provincia di Bolzano sia il Corno del Renon. In linea di principio arrivare in cima a questa montagna è estremamente facile dato che si può salire anche in ovovia fino quasi in vetta. Il panorama che si gode in quota è semplicemente fantastico: praticamente tutte le cime principali della provincia di Bolzano sono a portata di sguardo. C’è solo l’imbarazzo della scelta. La vista sulle Odle, lo Sciliar, il Rosengarten, il Latemar in una giornata limpida lascia l’escursionista semplicemente a bocca aperta.
Per quanto riguarda la ristorazione non mancano certo le opportunità visto che in cima si trova il rifugio omonimo, mentre circa 200 metri più sotto si trovano ben 2 malghe una vicina all’altra e presso la stazione a monte dell’ovovia si trova un altro ristorante.
Sembrerebbe il posto migliore dove fare un’escursione, eppure la mia sensazione è che il turista sia attratto da altre mete e che siano soprattutto gli indigeni a considerare il Corno del Renon una meta degna di un’escursione.
Maggiori informazioni:
Funivia del Corno del Renon
Associazione turistica Altipiano del Renon
Val di Vizze
La Val di Vizze (Pfitschtal) è sicuramente una delle valli che amo maggiormente della provincia di Bolzano. Il periodo più bello per visitare la valle è l’inverno, quando una bellissima pista di fondo permette all’escursionista di salire da Caminata fino a S.Giacomo. Una natura veramente selvaggia e incontaminata fa da contorno ad un binario che attraversa boschi e prati, passa accanto a fienili e ruscelli. Veramente bello anche quando il freddo è pungente.
In estate si possono fare delle escursioni in fondovalle: partendo da S.Giacomo ad esempio si segue la strada forestale che percorre la valle e in assoluto relax, anche con bambini piccoli si possono fare delle bellissime escursioni. Non mancano mucche al pascolo e oche da guardia (ferocissime!). La quiete e la tranquillità dominano anche nella cosiddetta alta stagione: non si trova la ressa che caratterizza altre valli alpine. Se invece si desidera fare qualche escursione più impegnativa si può salire al Passo Vizze (confine con l’Austria) con la macchina e da lì raggiungere le cime vicine. La meta più ambita è sicuramente il Gran Pilastro., riservato però a veri e propri scalatori.
La ricettività in valle è abbastanza buona con alberghi e 1-2 ristoranti. Ogni volta che torno in Val di Vizze mi sorprende sempre la tranquillità e ruralità del luogo: Vipiteno è molto vicino, ma in realtà sembra lontanissimo.
Consigliata a chi ama la tranquillità e la natura.
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Zanser Alm (Val di Funes)
Salendo verso il Brennero all’altezza di Chiusa sulla destra si trova l’imbocco della Val di Funes. Una valle molto stretta e impervia nella sua parte iniziale e più aperta e suggestiva nella sua parte conclusiva con una spettacolare vista mozzafiato sulle Odle.
Valle turistica o valle ancora integra e selvaggia? Difficile dirlo. A me sembra che comunque in Val di Funes si stia affermando un turismo dal volto umano, che permette alla valle di mantenere le proprie tradizioni e il proprio ambiente intatti.
I simboli della valle sono 2: le Odle e la chiesetta di St. Jakob in Ranui. Entrambi si integrano in una vista di una bellezza sconvolgente nelle giornate di sole. I vivaci colori pastello della minuscola chiesa risaltano tra il verde dei prati e lo sfondo imponente delle Odle. Veramente imperdibile.
La strada della Val di Funes si conclude alla Zanser Alm (Malga Zannes). Da qui partono numerosi sentieri in direzione del rifugio Genova e la Val Badia e verso le numerose malghe presenti sulle pendici delle montagne della zona.
Poco tempo fa è stato inoltre inaugurato un sentiero percorribile anche da persone disabili e particolarmente adatto ad escursioni con bambini anche molto piccoli.
Lasciata la macchina alla Zanser Alm (posteggio a pagamento: 3,5 Euro per la giornata) si seguono le indicazioni per il sentiero attrezzato che inizia poco dopo la casetta del parco naturale Puez Odle. Il sentiero è largo, sterrato e molto facile. Non presenta difficoltà particolari e non raggiunge mai pendenze che possano affaticare l’escursionista.
Lungo tutto il tracciato sono presenti dei cubi rotanti che offrono al lettore spiegazioni sulla natura e le tradizioni del luogo. Non mancano poi panchine o luoghi dove fare una sosta. Secondo me l’attrazione principale per i bambini sono i caprioli che è facile incontrare in alcuni punti del percorso. Alcune aree vicine al sentiero sono state recintate e al loro interno i caprioli
possono vivere in modo molto naturale. Spesso si incontrano scoiattoli e non mancano formicai e altre attrazioni naturali. Per gli amanti delle tradizioni è possibile entrare anche in un vecchio forno utilizzato per produrre calce. In circa 1 ora di cammino si percorre il tracciato circolare che parte e ritorna alla Zanser Alm. Presso la malga si possono mangiare tipiche specialità
altoatesine.
Al ritorno, scendendo dalla Zanser Alm, consiglio vivamente di fermarsi alla chiesetta di St. Jakob in Ranui, vera perla della valle. La minuscola chiesetta è posizionata in mezzo ad un grande prato a fianco di uno storico maso ricco di affreschi. Secondo me rappresenta l’archetipo della chiesetta alpina, piccola e in posizione idilliaca.
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Slingia, mon amour
Ebbene sì: sono innamorato di Slingia(o meglio Schlinig). Ricordo sempre la prima volta che arrivai con la mia Visa 650 in questa località semisconosciuta della provincia di Bolzano. Pochissime case che lasciavano trasparire l’origine contadina della località, un albergo non proprio moderno, una stradina stretta che tagliava il paese, nessun parcheggio, stalle, fienili e un’enorme caserma della Guardia di Finanza abbandonata e in disfacimento. Un altro mondo: la montagna come era prima dell’arrivo del turismo di massa. Un vero e proprio salto indietro nel tempo. Bello, forse addirittura bellissimo. Dopo circa 10 anni Slingia è cambiata tantissimo: l’albergo è stato rifatto (con un parcheggio coperto), quasi tutte le case sono state ristrutturate, la caserma della finanza è stata abbattuta e proprio in questi mesi stanno costruendo una nuova casa, una nuova stalla di dimensioni sproporzionate rispetto al resto del paese è sorta come un fungo alla fine del paesello.
Anche qui è arrivato il turismo, ma l’agricoltura di montagna la fa ancora da padrona. Un’agricoltura però molto moderna dove nei fienili potete trovare attrezzature altamente tecnologiche per spostare il fieno.
Malgrado tutte le trasformazioni Slingia mantiene il suo fascino. La chiesetta con il piccolo campanile incastrato tra le case riesce ancora a trasmettere il senso della piccola comunità montana aggrappata alla propria fede, le poche case ancora da ristrutturare sono il simbolo di decenni di attività agricola di sostentamento e del rispetto delle vecchie tradizioni, l’ambiente circostante non devastato dallo sci alpino si mantiene selvaggio e integro.
Passando dai sentimentalismi alle informazioni turistiche vere e proprie, vale la pena di ricordare che Slingia è il punto di partenza per alcune escursioni verso la Svizzera (il confine è a pochi metri) .
Se state cercando una località dove desiderate fare una passeggiata con i vostri bambini, Slingia fa sicuramente per voi. Ad un paio di chilometri dall’abitato principale si trova una malga, dove si può mangiare o bere qualcosa godendo anche di un bel panorama. Il sentiero è praticamente piatto con un leggero saliscendi. Anche bambini molto piccoli possono in tranquillità partecipare all’escursione.
Alla fine del paese di Slingia si trova una biforcazione con due sentieri che portano però alla stessa meta: la nostra malga. Un sentiero è asfaltato e uno invece sterrato. Personalmente consiglio lo sterrato perché passa vicino al margine del bosco e segue il simpatico ruscello Zellauna. Spesso dopo qualche centinaio di metri sulla sinistra in un prato è facile incontrare dei vitelli e nelle prime ore della giornata è molto probabile imbattersi in qualche capriolo. Proseguendo in un ritmico saliscendi si incontra qualche fontana o pratiche panchine per riposarsi un attimo. Dopo circa 45 minuti si arriva alla malga: gli ultimi 300-400 metri sono in salita, ma nulla di proibitivo e poi la malga è proprio a portata di mano.
Se volete mangiare qualcosa, la malga offre alcuni piatti (pochi) della tradizione: vari tipi di canederli, Spiegeleier, Wienerschnitzel, Speck, ecc. Fossi in voi proverei anche lo joghurt di alta montagna. Non dimenticate le torte: veramente ottime e abbondanti.
Il sentiero non si ferma alla malga e prosegue verso il rifugio Sesvenna. Non è per nulla proibitivo, ma forse con bambini piccoli la salita intermedia può risultare un po’ affannosa. Meglio sdraiarsi su di un prato, contemplare le vette che si stagliano contro il cielo, respirare profondamente e lasciare che il tempo passi lentamente.
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